Alessandra Tomassini



Bologna - Fermo



Sono

 

“Il mondo è così precario e instabile che credo sia importante cercare di concentrarsi sui dettagli e sulla specificità, cercare di definire qualcosa con precisione nel momento in cui il centro comincia a cedere” (Raymond Carver)

E’ sempre difficile scrivere cercando di spiegare a qualcuno chi siamo, soprattutto quando la scelta principale che ci si riconosce e quella che, attraverso il proprio mestiere e gli atti della vita, si è forse intrapreso quel viaggio di scoperta per arrivare a capirlo. Quando poi il mestire non si esprime in un’attivita univoca ma in esperienze molteplici, allora la rete si ispessisce e il ragno diventa difficile da stanare.
Sono un funambolo e sto sul filo. Come una mosca curiosa del pericolo m’inoltro nelle trame del tessuto alla ricerca di quegli ambiti del sentire e del fare umano che fin da bambini, insospettabilmente, tracciano per noi la direzione che mille volte poi cambieremo nel corso della vita. Sono una  sognatrice che pretende di emozionarsi e di emozionare.
Tengo gli occhi aperti e alleno i sensi affinché restino vigili e attenti ai pericoli del mondo e all’acqua che ogni giorno sale, o a qualunque altra sostanza liquida possa sommergerci.
Di tanto in tanto mi sporgo un po’ troppo a guardare di sotto, soffro la vertigine e cado. Sembrerà strano ma è così che prima o poi, tutti, impariamo a stare in piedi.

 

 

Faccio

Se è il tempo a dare la misura del valore del nostro fare, da quindici anni circa mi occupo dell’arte dell’attore sia  sulla scena che creando progetti per la formazione e l’ avviamento alla recitazione. Trasformo e riscrivo testi, di autori classici e contemporanei, in relazione alla realtà umana con la quale mi trovo a dialogare, in un’economia di scambio equo di competenze e ideazione.
Entro spesso negli ultimi cinque anni in una scatola magica nella quale si muovono, con teli corde materassi cuscini e cubi morbidi, bambini o adulti che giocano spontaneamente per sviluppare al meglio le proprie capacità ognuno con le proprie caratteristiche e favorendo la percezione  di sé, il movimento e il vissuto emozionale. Si chiama psicomotricità. Sembra una brutta parola e invece rappresenta il tentativo, ogni volta da rinnovare, di aiutare l’identità a formarsi o quando è necessario a riscoprirsi, a rafforzarsi e a collaudarsi perché si esprima nella sua natura plurima.
Da tempo privilegio l’orecchio come veicolo d’informazione e svago. Ho fatto un tentativo e cioè di portare il teatro in radio. Da sempre m’interessano le storie e chi ci sta dietro, come le ha inventate e messe in scena, in musica o in movimenti di danza. Da piccola smontavo gli oggetti. Da grande  taglio, rimonto e mando in onda. Per ora il tentativo non è fallito. Sempre comunque, dietro l’angolo, il beneficio del dubbio m’induce a continuare.

Sogno

Ne Il Marinaio di Fernando Pessoa, l’uomo solo nell’isola deserta immagina la propria città, e immaginando ricrea le case, le strade e le persone che in quella forzata solitudine vorrebbe rivedere.
Tutto diventa a un tratto come vero, o forse più vero perché frutto del suo desiderio.
Ecco quello che sogno, che il desiderio e la luminosità dell’intelligenza non vengano meno alla potente forza e identità di ognuno. Che non ci si dimetta dal presente perché quello che accade, anche se non proprio sotto il nostro naso, fa pur sempre parte della nostra aria.
Che si smetta di dire che i giovani d’oggi non hanno valori, perché dire che non li hanno significa che prima c’erano  e che forse qualcuno di noi se ne è presi un po’ troppi.
Che non si aspetti che qualcuno c’impedisca di fare perché questo c’induca a collaborare.
E infine che non si rinunci mai, soprattutto quando sembra troppo tardi, a perdersi e a reinventarsi una nuova identità o un altro mestiere.




Mi ispiro a:

Fernando Pessoa: Il Marinaio – Il libro dell’inquietudine
Flannery O’Connor: Sola a presidiare la fortezza – Nel territorio del diavolo
Raymond Carver: Se hai bisogno chiama – Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
Jonathan Coe: La casa del sonno – La famiglia Winshaw
Peter Brook: Il teatro e il suo spazio – I fili del tempo
Andrea Bocconi: Il giro del mondo in aspettativa
Abbas Kiarostami : Il sapore della ciliegia
Marjane Satrapi: Persepolis
Francoise Dolto: L’immagine inconscia del corpo
Sylvia Plath: Diari
Hayao Miyazaki: La città incantata – Il castello errante di Howl
Donald W. Winnicott: Gioco e realtà – Sviluppo affettivo e ambiente
Cesar Brie: Il teatro de los Andes
e poi
Italo Calvino, William Shakespeare, Pedro Almodovar, Quentin Tarantino, Lars Von Trier, Georges I. Gurdieff, Jean Genet, Anna Politkovskaia, Celine, Chuck Palahniuk, Jean Dominique…



.

Metti a nudo il tuo cuore, e la gente starà ad ascoltarti per quello. E solo quello è interessante. (Joseph Conrad)
Più dò, più ricevo. La donazione è un atto di egoismo massimo. (Massimo Mascioletti)
Non si è mai troppo lontani per non trovarsi. (Alessandro Baricco)
ll valore di una frase risiede nella personalità di chi la pronuncia, perché nulla di nuovo può essere detto da creatura umana. (Joseph Conrad)
E´ solo quando tutte le parole sono esaurite che ci si comincia a parlare. (Stanislaw Jerzy Lec)